La notte nel cuore – Nihayet alla figlia: «Halil ha perso la vita, vero?»

700 parole – Versione riscritta

La notte era ormai passata, ma la casa continuava a essere avvolta da una penombra carica di inquietudine. Nihayet sedeva accanto al tavolo della cucina, la tazza di tè ormai fredda tra le mani. Non l’aveva neppure assaggiato. Da ore fissava quel liquido immobile, come se nei riflessi scuri potesse trovare un presagio, una risposta, o forse la conferma di una verità che temeva più di ogni altra cosa.

Aysel la osservava dalla soglia, con un peso sul petto che le impediva quasi di respirare. Ogni volta che aveva provato ad avvicinarsi, le parole le si erano incastrate in gola. Come si comunica a una madre che il figlio non tornerà più? Non esiste un modo giusto, né un momento giusto. Esiste solo il momento in cui non si può più rimandare.

Decise di raggiungerla. Le sedette accanto, piano, come se temesse di spezzarla con un movimento brusco. Ma Nihayet non si voltò. Continuò a fissare la tazza che tremava leggermente tra le sue dita.

«Mamma?» sussurrò Aysel.

Nihayet inspirò lentamente, poi chiuse gli occhi. «Aysel… non continuare a girarci intorno. Dimmi la verità.» Sollevò lo sguardo, e in quegli occhi lucidi ma fieri c’era una rassegnazione che gelava l’anima. «Halil… ha perso la vita, vero?»

Il silenzio che seguì fu devastante. Sembrava che la casa intera trattenesse il fiato. Aysel avrebbe voluto mentire, darle almeno un brandello di speranza. Ma sua madre non era una donna da inganni pietosi. Sapeva già tutto, o almeno lo sentiva nel profondo, come solo una madre può sentire.

«Sì,» rispose infine Aysel, e la voce le tremò. «Mamma… Halil è morto.»

Le mani di Nihayet si strinsero attorno alla tazza con tanta forza da far tintinnare la ceramica. Ma non pianse. Non gridò. Non cedette. Rimase immobile, come se il dolore l’avesse pietrificata. Per un istante sembrò che non respirasse nemmeno.

«Come è successo?» chiese, con un filo di voce.

Aysel si morse il labbro. «È successo ieri sera. Halil aveva scoperto qualcosa di grosso sugli uomini di Bunyamin. Qualcosa che poteva rovinare tutto. Ha provato a scappare… ha provato a farcela. Ma loro lo hanno raggiunto vicino al deposito.»
Fece una pausa, mentre il ricordo la trafiggeva. «Mamma, dicono che abbia combattuto. Che non abbia avuto paura.»

Nihayet abbassò lo sguardo. «Non ha mai avuto paura. Né della vita, né della morte.» La sua voce si incrinò appena. «Ma era ancora mio figlio. Avrebbe dovuto avere la possibilità di cambiare, di ricominciare.»

Un lungo silenzio avvolse la stanza. Fu allora che Nihayet lasciò finalmente andare la tazza: cadde sul tavolo con un rumore sordo, facendo schizzare qualche goccia di tè. Ma lei non se ne curò. Portò una mano al viso, come se stesse provando a contenere un dolore troppo grande per rimanere dentro.

«Mi avevano avvertita,» mormorò. «Tutti mi dicevano che quella strada lo avrebbe distrutto. Ma io…» scosse la testa, amara, «…io continuavo a credere che avrebbe trovato un modo per tornare indietro.»

Aysel le mise un braccio attorno alle spalle. «Non è colpa tua, mamma. Halil era un uomo, faceva le sue scelte.»

«Era mio figlio,» la corresse Nihayet. «E io non sono riuscita a salvarlo.»

L’eco di quella frase rimase sospesa nella stanza come un giudizio implacabile. Ma poi, lentamente, la paralisi emotiva cominciò a dissolversi. Dalle ceneri del dolore, negli occhi di Nihayet si accese qualcosa di diverso: una scintilla di determinazione feroce.

«La sua morte non resterà impunita,» disse, con una calma spaventosa. «Bunyamin crede di essersela cavata. Crede di poter continuare a comandare, a distruggere vite, a comprare silenzi. Ma Halil non sarà uno dei suoi fantasmi.»

Aysel la guardò, turbata. «Mamma… cosa vuoi fare?»

«Quello che lui non ha potuto fare.» Nihayet sollevò la testa, il volto segnato dal dolore ma illuminato da una nuova forza. «Racconterò tutto. Ogni segreto. Ogni minaccia. Halil mi ha parlato più di quanto chiunque creda. E ora userò ciò che so.»

«È pericoloso…» mormorò Aysel.

«Più di questo dolore?» rispose Nihayet, appoggiando la mano sul tavolo per darsi sostegno. «Non c’è niente di più pericoloso del vuoto che ho qui dentro.» Si toccò il petto. «Quello non può farmi più male.»

Aysel le prese la mano. «Non ti lascerò sola.»

Per la prima volta da quando aveva udito la notizia, Nihayet permise a una lacrima di scendere. Non per la sconfitta, ma per la promessa. Perché ora aveva uno scopo: far sì che la morte di Halil significasse qualcosa.

E mentre una nuova luce filtrava dalla finestra, tenue ma ostinata, la notte nel cuore di Nihayet cominciò lentamente a trasformarsi in qualcosa di diverso: un grido silenzioso, pronto a diventare battaglia.


Se vuoi, posso realizzare un’altra riscrittura diversa, più lunga, più emotiva, più thriller, oppure focalizzata sul passato di Halil.

La notte nel cuore, dramma nella puntata del 15 giugno: corsa in ospedale  per infarto (spoiler) - OT11OT2