La notte nel cuore – Nihayet alla figlia: «Halil ha perso la vita, vero?»
700 parole
La casa era immersa in un silenzio irreale. Le tende socchiuse lasciavano filtrare un chiarore pallido, quello di un’alba che sembrava incapace di rischiarare davvero l’atmosfera pesante che riempiva ogni stanza. Seduta sul bordo del divano, con le mani intrecciate in grembo e lo sguardo perso nel vuoto, Nihayet sembrava una statua scolpita nel dolore. Non piangeva più: aveva superato quel punto in cui le lacrime servono a sfogare qualcosa. Ora era rimasta solo la domanda, quella che la stava divorando dall’interno.
La porta si aprì piano. La figlia, Aysel, entrò senza fare rumore, come se temesse di disturbare un equilibrio già troppo fragile. Da ore osservava la madre muoversi come un’ombra, incapace di trovare il coraggio di affrontare l’inevitabile. Ma ora, guardandola così immobile e fragile, Aysel capì che non poteva più evitare ciò che doveva essere detto.
«Mamma…» sussurrò, avvicinandosi. Il solo suono della sua voce fece tremare le spalle di Nihayet, che lentamente sollevò lo sguardo. Nei suoi occhi c’era un mare immobile, scuro, pieno di un dolore che Aysel non aveva mai visto prima.
«Dimmi la verità,» bisbigliò Nihayet, come se ogni parola le costasse uno sforzo immenso. «Halil… ha perso la vita, vero?»
La domanda rimase sospesa tra loro, pesante come un macigno. Per un attimo Aysel ebbe la tentazione di mentire, di inventare una speranza che avrebbe retto almeno per qualche ora, il tempo di far respirare di nuovo sua madre. Ma sapeva che avrebbe fatto solo peggio. Nihayet aveva già intuito tutto. Le madri sanno sempre, anche quando fingono di non sapere.
Aysel annuì appena, gli occhi lucidi. «Sì, mamma… Halil non c’è più.»
In quel momento il tempo sembrò fermarsi. Nihayet chiuse gli occhi, ma non pianse. Inspirò profondamente, come se stesse cercando di trattenere il cuore che le crollava dentro. Per anni aveva temuto questo esito, aveva pregato, sperato, lottato con tutte le sue forze per proteggere un figlio che aveva sempre attratto il dolore come una calamita. E ora quel dolore l’aveva portato via per sempre.
«Come… com’è successo?» chiese con voce strozzata.
Aysel sedette accanto a lei, prendendole la mano con delicatezza. «Gli uomini di Bunyamin… lo hanno trovato. Halil ha cercato di scappare, ha provato a raggiungere il magazzino dove aveva nascosto i documenti. Ma loro erano già lì. Ha resistito, mamma. Ha lottato fino all’ultimo istante.»
Una fitta di orgoglio e disperazione attraversò lo sguardo di Nihayet. «Il mio Halil…» sussurrò, come se pronunciare il suo nome avesse il potere di riportarlo indietro almeno per un attimo. «Non avrebbe mai permesso a nessuno di fermarlo. Ma ero certa che sarebbe tornato da me. Era sempre tornato.»
Gli occhi di Aysel si riempirono di lacrime. «So cosa provi…»
«No,» la interruppe Nihayet, scuotendo la testa con lentezza. «Non lo sai. Perché tu puoi ancora sperare, puoi ancora credere che la vita ti darà qualcosa in cambio. Io ho perso mio figlio. Non c’è niente che possa compensarlo.» Poi la sua voce si incrinò. «Niente.»
Aysel non trovò parole. Si limitò ad abbracciarla, lasciando che la madre si appoggiasse contro la sua spalla, fragile come non l’aveva mai vista. Dopo alcuni interminabili secondi, Nihayet si staccò leggermente e fissò un punto indefinito davanti a sé.
«Non lascerò che la morte di Halil sia vana,» disse con una calma che spaventò Aysel più di qualsiasi urlo. «Lui era coinvolto fino al collo nei traffici di quell’uomo, è vero. Ma ha cercato di uscirne. Ha tentato di fare la cosa giusta… e proprio per questo è stato ucciso.»
Aysel la guardò con apprensione. «Mamma… cosa stai pensando di fare?»
«Quello che devo.» La voce di Nihayet era bassa ma decisa. «Porterò alla luce la verità. Halil non sarà ricordato come un criminale, ma come qualcuno che ha cercato di salvarsi. E se Bunyamin pensa di aver chiuso la questione, si sbaglia.»
La giovane deglutì. «È pericoloso, mamma… lui non esita a colpire chiunque.»
«Ha già colpito tutto ciò che avevo,» rispose Nihayet con amara fermezza. «Ora non ho più paura.»
Per la prima volta, Aysel vide in sua madre non solo una donna distrutta dal dolore, ma una forza nascosta, feroce, quasi ancestrale. Una madre che aveva perso troppo per restare in silenzio.
«Mi aiuterai?» chiese Nihayet.
Aysel annuì senza esitazione. «Sempre.»
E mentre l’alba saliva lentamente sulle loro teste, portando una luce che sembrava troppo debole per dissipare davvero la notte nel loro cuore, una nuova determinazione prese forma: la verità su Halil non sarebbe morta con lui.
Se vuoi, posso scrivere la parte successiva, espandere il confronto con Bunyamin, oppure creare un’altra versione da 700 parole più drammatica o più investigativa.
