La notte nel cuore – 30 novembre: matrimonio d’addio per Nuh… e Tassin si prende tutto – 700 parole
La notte calava sulla villa, lenta e silenziosa, trasformando ogni stanza in un luogo sospeso tra attesa e tensione. Nuh si trovava davanti allo specchio, lo sguardo fisso su se stesso, mentre il cuore gli batteva all’impazzata. Questa non era una notte di gioia, ma un addio mascherato da promessa. Il matrimonio che stava per celebrare non segnava un nuovo inizio: era la chiusura di un capitolo doloroso, l’addio a una parte della sua vita che non avrebbe più potuto recuperare.
Ogni dettaglio lo tormentava. Il sorriso della sposa, la luce tremolante dei candelabri, il brusio degli invitati: tutto gli ricordava ciò che stava perdendo. Ogni passo verso l’altare sembrava pesare il doppio, come se il pavimento stesso volesse rallentarlo. Nuh sentiva un nodo allo stomaco, consapevole che stava rinunciando a qualcosa di prezioso, a un sogno che aveva coltivato in silenzio. Ogni parola che avrebbe pronunciato sembrava tradire i suoi veri sentimenti, ma non c’era scelta: il matrimonio doveva andare avanti.
Dall’altra parte della villa, Tassin osservava con calma e freddezza. Ogni esitazione di Nuh era per lui conferma del proprio potere. Aveva aspettato il momento giusto, tessuto le sue trame con pazienza e astuzia, e ora tutto stava andando secondo i suoi piani. Non era solo una questione di possesso: Tassin stava reclamando tutto ciò che Nuh aveva di più caro, tutto ciò che lo rendeva vulnerabile. Il suo sguardo, calcolatore e implacabile, irradiava sicurezza: nulla poteva sfuggirgli.
La sala era elegante, ma la tensione era palpabile. Gli invitati sorridevano, ignari della tragedia che si stava consumando sotto i loro occhi. Nuh avanzava verso l’altare con passi pesanti, il cuore stretto e la mente piena di ricordi. Ogni sguardo rivolto alla sposa era una lama che gli trafiggeva il petto: stava per dire sì a un matrimonio che non sentiva veramente suo. La realtà era dura e implacabile, e il senso di impotenza lo schiacciava.
Tassin, invece, si muoveva con sicurezza. Ogni suo gesto era calcolato, ogni parola misurata. Quando si avvicinò al tavolo dei documenti, prese in mano contratti, beni, proprietà: tutto ciò che Nuh aveva costruito o posseduto. Ogni foglio tra le sue mani era un segno della sua vittoria, un trionfo silenzioso ma totale. Nuh osservava impotente, consapevole che non poteva opporsi a quel destino. L’addio non era solo emotivo, ma anche materiale: Tassin stava prendendo tutto.
La cerimonia iniziò tra sorrisi formali e frasi rituali, ma Nuh li pronunciava come automa. La sposa, ignara della tempesta dentro di lui, sorrideva con delicatezza, creando un contrasto doloroso tra l’apparenza e la realtà. Ogni parola del celebrante era un promemoria: questo matrimonio era un addio, non un inizio. Nuh sentiva il peso del futuro, la consapevolezza che nulla sarebbe stato più come prima.
Quando Tassin completò la sua manovra, Nuh avvertì il vuoto crescere dentro di sé. Non era solo una sconfitta materiale: era la conferma di tutto ciò che stava perdendo, dell’amore, della fiducia e della sicurezza. Ogni sogno condiviso sembrava scivolare via, ogni ricordo dolce si tingeva di amarezza. La sua impotenza lo paralizzava, mentre Tassin, calmo e soddisfatto, osservava il trionfo delle sue azioni.
Alla fine della cerimonia, gli invitati si allontanarono tra convenevoli e sorrisi, ignari della tragedia silenziosa che Nuh stava vivendo. Egli rimase immobile, cercando di raccogliere le forze. Il matrimonio d’addio era ufficiale, ma la vittoria di Tassin era totale: senza spargere sangue, senza clamore, aveva preso tutto ciò che gli spettava e anche di più. Nuh sentì il dolore dell’addio, ma anche la forza di accettare una realtà che non poteva cambiare.
E mentre i fuochi d’artificio illuminavano la villa e il cielo notturno, Nuh comprese che il vero addio non era solo quello della cerimonia. Era l’addio a una parte di sé, ai sogni condivisi, alle possibilità perdute. Tassin aveva vinto la partita materiale, ma la vera battaglia emotiva era appena iniziata. Nel silenzio della notte, Nuh realizzò che ciò che nessuno poteva togliergli era la memoria di ciò che aveva amato e la determinazione a non arrendersi, anche di fronte a tutto.
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